La costituzione del Museo Numismatico della Zecca ha origine nel 1870 con l’acquisizione del Gabinetto Numismatico della Zecca Pontificia dal Regno d’Italia. Da allora la collezione si è ampliata e dal 1961 è in parte esposta nel palazzo dei Ministeri Finanziari in via XX Settembre a Roma; dal 1978 è patrimonio dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.
La raccolta è costituita da oltre 20.000 pezzi, tra cui 10.000 monete in oro, argento e altri metalli provenienti da zecche di stati italiani ed esteri dal medioevo ai giorni nostri ed un cospicuo gruppo di monete di prova.
La collezione di medaglie comprende 6.600 esemplari raggruppati in tre nuclei principali. Il primo è composto dalle medaglie pontificie (1913 pezzi), per la maggior parte delle importanti “riconiazioni”, che ha origine dalla fine del Settecento e costituite nella prima metà dell’ottocento da F. Mazio, direttore della Zecca Pontificia, di cui il museo possiede anche gli oggetti di conio.
Il secondo gruppo è costituito dalle così dette medaglie “religiose” o di devozione, dall'epoca tardo barocca fino alla seconda metà dell'Ottocento. Ed infine, le medaglie del nostro secolo, fra cui troviamo, oltre ai principali artisti, la donazione di medaglie fuse di Orlando Paladino Orlandini (1905-1986) e l’acquisizione del fondo di opere di Publio Morbiducci.
Fra le raccolte di maggior pregio artistico sono da ricordare i modelli in cera. Il gruppo più numeroso (425 opere) è rappresentato dai lavori di Benedetto Pistrucci (1784-1855). I modelli, per monete, medaglie e cammei costituiscono l'eccezionale documentazione dell'attività artistica svolta dall'incisore romano, a partire dai primi anni dell'Ottocento fino alla sua morte. Pistrucci svolse gran parte della sua attività a Londra, alla Royal Mint, dove ha realizzato la “sterlina d’oro” tutt’ora coniata dalla Zecca britannica, del quale il museo espone il modello originale. La collezione del Museo comprende i modelli relativi praticamente a tutte le opere a carattere numismatico e ai numerosi cammei in pietre dure, con ritratti di personaggi contemporanei e soggetti tratti dall'antico, molti oggi dispersi in collezioni pubbliche e private di tutto il mondo, che resero celebre Pistrucci e lo collocano oggi tra i maggiori incisori dell'Ottocento.
La collezione si è recentemente accresciuta per l'acquisto sul mercato antiquario romano di altri ventinove modelli, già appartenenti alla collezione originale dell'incisore, e da un cammeo in sardonica ed ora ammonta a 425 opere dell'incisore romano.
Inoltre sono esposte le cere di Giuseppe (1808-1877) e Francesco Bianchi (1842-1918), padre e figlio, incisori della Zecca Vaticana nella seconda metà dell’Ottocento.
La raccolta di modelli in cera dei Bianchi è composta da 96 opere, di cui 15 realizzati da Giuseppe Bianchi (1808-1877) e 81 dal figlio Francesco (1842-1918). Sono bozzetti realizzati dai due incisori per la progettazione e realizzazione di medaglie pontificie e di devozione e sono la testimonianza di un processo lungo e laborioso.